Intervista a Daniela Cheli, designer di gioielli

Daniela Cheli

Daniela Cheli, classe ’93, giovane designer del gioiello influenzata dal fare artigiano, crea pezzi unici basati sull’artigianalità. L’abbiamo intervistata per farci raccontare la sua visione della creatività

 

 

Cos’è per te la creatività?   

Diversamente da quello che si crede , la Moda è quanto di più vicino ci sia ad un laboratorio scientifico. Uno spazio dove un insieme di agenti, interagiscono l’uno con l’altro in maniera metodica, dando vita ad un’armonia.

In questo si pone il vero confronto: essere in grado di scovare la giusta formula.

Ad oggi credo che essere creativi sia una delle sfide più grandi.  Viviamo in un’era satura, dove tutto sembra essere già inventato, dove la gente non si stupisce più di nulla, abituata com’è a ricevere informazioni, a vedere immagini scorrere sotto ai loro occhi ad una velocità che, qualche anno fa, sarebbe stata impensabile. Tutto si è ridotto al formato quadrato di un post di Instagram .  I creativi si ritrovano a doversi confrontare con un mercato saturo di offerta e un pubblico sempre più esigente e al contempo annoiato, quasi come un bambino viziato , che ha tutto, ma che in realtà non sa che cos’è che vuole veramente. Ed è qua che entra in gioco la vera sfida dell’essere creativo nel 2018.

Tutto sta nel riuscire ad inventare qualcosa di totalmente nuovo. Non rivisitare vecchie glorie del passato. Ma stupire, creando una concezione di bellezza propria.  Per me, la creatività significa portare avanti un viaggio interiore.

Un processo profondo per giungere alla scoperta di sé stessi.  Cercando la mia creatività, sono cresciuta e maturata.  Come una spugna, nel corso degli anni, ho assorbito ogni singolo impulso che il quotidiano riusciva a donarmi.  La creatività è fatta di persone , che ti stanno accanto e ti influenzano con la loro personalità, di luoghi , suoni, di sapori , di odori.  Una dimensione a sé stante , rimasta latente a lungo , ma che, con il senno di poi, sono riuscita a tirare fuori, elaborando quella che per me è la mia personale concezione di bellezza. Da quel momento, creare per me significa dare voce a questa concezione. Materializzare il mio io più profondo, in oggetti che siano un inno all’eleganza.

I tuoi gioielli sono pezzi unici: ce n’è uno che ti rappresenta meglio degli altri e perché?

È molto difficile scegliere un pezzo della mia collezione che mi rappresenti. Soprattutto con la prima, la Yugen Line, ricordo che il processo creativo non era ancora stato industrializzato. Realizzavo ogni singolo gioiello personalmente, senza seguire una tecnica precisa.

Non ho mai utilizzato cartamodelli, cere, o schizzi di prova. Adoro prendere il materiale, toccarlo, percepirne la texture, e da lì seguire il flusso creativo che si viene ad innescare, creando direttamente dalla materia prima.

Ogni gioiello porta con sé lo stato d’animo di quel momento. Posso affermare di non avere un modello che mi rappresenti più di ogni altro. Ogni pezzo unico è come se fosse un piccolo tassello di una parte di me. Mettendoli insieme, possono raccontarti la mia storia.

Artigianato e made in Italy: quale è la ricetta per passare da un progetto di nicchia ad un mercato globale?

Quello dell’artigianato Made In Italy è un tema che mi sta molto a cuore. Essendo cresciuta in una famiglia totalmente immersa nella produzione artigianale, ho visto come negli anni il mercato sia cambiato, e in qualche modo questo nostro bagaglio culturale è andato ad affievolirsi.  Tuttavia, negli ultimi tempi si sta registrando un forte intento nel tornare al prodotto artigianale di qualità. E credo che in questa fase così delicata, siamo proprio noi giovani , che possiamo fare la differenza. Sono convinta che il segreto sia nel  “non svendersi”. Il saper fare artigiano degli italiani, è un valore aggiunto che tutto il mondo ci invidia. Fino ad ora però questa sfera creativa è rimasta molto chiusa, dove le nuove generazioni si sono ritrovate a doversi scontrare con un mondo fortemente tradizionalista e molto poco aperto ai nuovi impulsi. Credo che qua sia l’errore e al contempo la chiave di tutto. Solo creando un dialogo fluido , tra vecchio e nuovo, instaurando un saldo rapporto tra antiche tradizioni e nuove competenze , anche tecnologiche, saremo in grado di fare sopravvivere il meraviglioso mondo del Made In Italy, permettendoli di avvalersi di un nuovo respiro, internazionale e riconoscibile in tutto il mondo.

La Redazione